Intervista ai Male mISANDRIA

Clicca e leggi l'intervista.

Mooth - Slow Sun

Clicca e leggi la recensione

Dogmate - Hate

Clicca e leggi la recensione

Visualizzazione post con etichetta Live Report. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Live Report. Mostra tutti i post

venerdì 7 marzo 2014

LIVE REPORT: FOG + TASTE REVENGE + BURASCA (@SKALETTA ROCK CLUB)


La Spezia. Città industriale, famosa per il suo arsenale e per il suo porto; musicalmente parlando la culla di uno dei gruppi Hardcore più importanti del centro e Nord Italia, i Fall Out. Ma qui non parliamo di Hardcore, bensì di Metal, genere quasi cugino e che, sappiamo tutti, ha legami stretti con il Punk, essendo quest'ultimo il padre di correnti importanti come il Thrash Metal. Sì, ho divagato troppo, e personalmente vi dico che mi sto affezionando a questa città e a questa scena musicale di tutto rispetto. Un esempio di buona musica ce lo hanno dato tre gruppi validissimi che nella serata del 1 Marzo hanno calcato il minuscolo palco della Skaletta Rock Club, locale piccolo ma accogliente. In ordine di apparizione gli emergenti Burasca (locali), i Taste Revenge (di Torino ma ormai di casa a La Spezia) e come Headliner gli spezzini Fog.


BURASCA

La serata è iniziata molto tardi, verso le 22 e 30. I Burasca, con 6-7 pezzi in scaletta, tutti strumentali, presi dalla Demo in promozione, "Morra Cinese". Con un live di mezz'ora i tre spezzini regalano al pubblico uno show bello ed energico, e si guadagnano così la simpatia e l'approvazione del pubblico di casa.


Dieci minuti di pausa e salgono sul palco i Taste Revenge (che ricordo sono alle prese con la promozione del nuovo disco "Drowning Force"). La band piemontese che io ho avuto modo di vedere ben due volte con i Septem a Pontremoli (7 febbraio) e a Torino (22 febbraio), è semplicemente geniale in sede live. I cinque sganciano sfuriate Thrash da puro Headbanging e stacchi quasi Brutal in una maniera assolutamente personale. La scaletta prende ovviamente dal disco nuovo con la riproposizione di pezzi quali la title-track e "Ask Me To Die" (di cui esiste il videoclip su youtube). Ottimo e superlativo lo show dei piemontesi che io consiglio vivamente di vedere live e comprare il disco. Non ve ne pentirete.


Chiudono da Headliner i padroni di casa, uno dei gruppi Metal più famosi della scena spezzina (ho esagerato forse, ma è vero!?), i Fog. I cinque ricordo hanno fatto uscire la Demo "Chaos Regnat" l'anno scorso e sono attualmente impegnati con la lavorazione del disco d'esordio, che dovrebbe uscire in estate. Tanto di cappello per la scenografia e per l'intro epica e oscura. I cinque ripropongono in Skaletta pezzi presi dalle demo vecchie ("Spineless", "The Sick Part", "Infected The Weaks", "Avid") da "Chaos Regnat" ("Blinded by Hate", "Scars Of Vengeance", "Burn Your Sinner") e in anteprima presentano un pezzo inedito che finirà nel nuovo disco, "Mors Atra". Un live con i fiocchi, Death Metal di tutto rispetto dove la sezione ritmica (Cristiano Pappalardo dietro le pelli e Mattia Bonini al basso) sa il fatto suo e le due asce (Luciani e Pudda) tirano fuori Refrain da paura. Ottima la performance di Perfigli con i suoi vocalismi gutturali. 

Se i tre gruppi hanno spaccato (e di brutto anche), i complimenti dovuti vanno anche al fonico di sala che ha saputo magistralmente gestire un live del genere in un posto piccolissimo come la Skaletta. Il suono era incredibile. Bastava questo ed il resto era relativo. Ancora una volta mi rendo conto di come la scena Metal Underground sia viva e tenuta in vita da gente con talento e passione. Ne vale la pena spostarsi percorrendo molti chilometri, ed assistere poi a concerti così. Supportate la scena!

-Darkhaos-

giovedì 6 marzo 2014

LIVE REPORT: IMMOLATION + BROKEN HOPE (ROMA)


Il tour europeo di inizio 2014 più atteso in Europa, niente di più. Così si potrebbe definire in poche parole l'”European Conspiracy Tour” ad opera degli americani Immolation, mostri sacri del Death Metal americano, per promuovere quel “Kindgom of Conspiracy” uscito verso gli inizi del 2013, che per l'occasione si portano appresso i meno conosciuti Broken Hope, di ritorno sulle scene con il discreto “Omen of Disease” dopo un silenzio durato 12 anni. Non potevo perdermi di certo un concerto così importante, specie se una delle tappe del tour era nientemeno che il Traffic Club di Roma e che avrebbero suonato il giorno dopo il mio compleanno, così sono riuscito dopo vari intoppi a recarmi sul luogo del massacro insieme a due compagni di ventura, desideroso di gustarmi questo regalo di compleanno e un bel bagno di sangue che sarebbe scaturito dai vari mosh della serata. Ebbene il sangue c'è stato, solo in una maniera leggermente diversa da come me lo sarei aspettato, ma questo lo spiegherò più avanti. Ed ora direi di cominciare con il reportage vero e proprio.


EUFOBIA + SWEETEST DEVILRY (Spalla)


Arrivati al Traffic verso le 19:00 ed aver pagato l'accesso, io, Hany e Cristiana ci siamo subito rintanati dentro il locale, notando come non vi fosse ancora parecchia gente ad occupare lo spazio del palco. Spendiamo un po' di tempo a frugare nella bancarella dei dischi in cerca di qualcosa di interessante, per poi avvicinarci subito sul palco ed occupare le prime file quando iniziano a suonare gli Eufobia, quartetto bulgaro dedito ad un Death/Thrash semplice ma funzionale, con l'utilizzo di due voci (rispettivamente del bassista e del chitarrista). Il loro show si è rivelato piacevole e divertente, nonostante le canzoni mi siano sembrate tutte un po' simili tra loro ed il chitarrista abbia sbagliato più di un bending durante l'esecuzione degli assoli (probabilmente dovuto al fatto che scuotesse la testa mentre li suonava). Dopo questo primo antipasto usciamo qualche istante fuori e parliamo con un po' di persone e prendiamo aria, per poi tornare subito dentro ed accaparrarmi, insieme al mio amico Hany, una delle magliette dell'”European Conspiracy Tour”. Torniamo vicino al palco e vediamo il secondo gruppo emergente, i francesi Sweetest Devilry, prepararsi per il loro momento finché la sala si fa decisamente meno vuota rispetto a prima ed il secondo concerto comincia. Anche loro suonano Death/Thrash, solo molto più tecnico e con alcuni sprazzi Hardcore, e lo spettacolo è stato decisamente migliore rispetto a quelli degli Eufobia, anche solo per il fatto che le canzoni fossero molto più varie in termini di struttura e ritmo. Prima di questi due gruppi avrebbero dovuto suonare i Sudden Death, band romana di stampo Brutal Death Metal, ma un grave lutto familiare al loro batterista li ha costretti ad annullare tutte le date di supporto. Un vero peccato, conoscendo il loro chitarrista e cantante mi sarebbe piaciuto poterli finalmente vedere in live. Riusciamo nuovamente fuori a prendere aria e a tirare qualche giudizio sulle due band quando si fanno le 10:00 e tutti rientrano dentro, pronti per il primo piatto forte della serata, i Broken Hope.

BROKEN HOPE


Vorrei dire molte più cose su questa parte di serata, ma l'inaspettato evento accadutomi ieri sera mi impedisce di fare ciò a riguardo. I Broken Hope iniziano niente di meno che con “Womb of Horrors” e il massacro inizia: i suoni si rivelano subito essere ben regolati e Damian Leski si rivela subito un frontman dotato ed un cantante validissimo, che in live da il meglio di se rispetto allo studio. Mi intrufolo subito nelle prime pogate fino alla terza canzone della scaletta, “The Docking Dead”, quando avviene l'imprevisto: stando in prima faccio un headbanging sfrenato fin troppo vicino ad una delle casse spia sul palco e do una tempiata micidiale precisamente sullo spigolo. Il sangue non tarda subito ad uscire in gran quantità e insieme ad Hany mi dirigo subito in bagno a cercare di tamponare la ferita in qualche modo. Il barista mi da una mano a medicarmi non appena il sangue si ferma, fasciandomi la testa e chiedendomi se sto bene. Annuisco e ritorno in sala, dopo quei venti minuti di concerto persi a causa dell'incidente, quando i Broken continuano con “Gorehog”. Decido di godere il concerto restandomene lì senza partecipare ai restanti mosh che continuano a imperversare. In generale, il concerto è stato assolutamente impeccabile: la nuova formazione, capitanata dal chitarrista Jeremy Wagner e dal bassista Shaun Glass, si è dimostrata degna di avere le qualità giuste per poter sostenere il pesante fardello che il nome comporta. Ottimi, come già detto prima, il volume dei suoni e la presenza scenica dei cinque nonché la scaletta, alternando efficacemente i brani storici del passato con quelli dell'ultimo album.

IMMOLATION


Dopo essere nuovamente usciti dal locale, aver constatato il fatto che io stessi bene dopo l'incidente ed aver fatto qualche foto con i membri dei Broken Hope (annesso pure un piacevole dialogo con il chitarrista Chuck Wepfer), torniamo immediatamente in sala, vediamo il batterista Steve Shalaty sistemare la batteria e attendiamo fin quando non si presenta per primo Ross Dolan, seguito da Bill Taylor e Rob Vigna. Il concerto parte subito alla grande con la micidiale “Kingdom of Conspiracy” e la sala si scatena in una frazione di secondo, per poi continuare con un'altra title track, “Majesty And Decay” e così via, con poche pause tra una canzone e l'altra. Rimanendo in prima fila (come al solito non sono mai mancati i classici tizi con la birra in circolo che spintonano senza motivo come a cercare costantemente rogne) mi sono goduto meglio la presenza scenica del quartetto: Ross Dolan era scatenato e Rob Vigna si perdeva in gesti meccanici e per certi versi molto goffi mentre dava le plettrate sulla chitarra, mentre invece Taylor se n'è rimasto quasi immobile, scuotendo la testa di tanto in tanto. Nella scaletta è stato un piacere ascoltare perfino una delle tracce più vecchie della band, “Desponent Souls” (direttamente dal loro primo album) ed addirittura due riprese dal loro EP “Providence” (“What They Bring” e la title track) e un po' di dispiacere nel non trovare in mezzo canzoni a me care come “Keep the Silence”, “Illumination” o “Breathing The Dark”, ma non posso lamentarmi più di tanto. E' stata comunque molto equilibrata tra tracce nuove con quelle più vecchie. Infine vi sono stati i saluti e tutti se ne sono tornati a casa.

In generale da questa serata si è potuto constatare come i Broken Hope abbiano dissipitato ogni dubbio sul loro ritorno alle scene, mentre gli Immolation sono ancora oggi una vera e propria garanzia per ogni amante del Death Metal. Nel caso in futuro abbiate la possibilità di vederli dal vivo fatelo senza pensarci due volte; non ve ne pentirete.

-ULTHAR-

lunedì 24 febbraio 2014

LIVE REPORT: BOOM! 360° ART FEST


Era da molto tempo che attendevo di vedere live gli Amaze Knight, formazione ormai diventata tra le mie preferite in assoluto. Nonostante il concerto non fosse di certo a portata di mano, approfittandone del fatto che il festival merita pubblico e attenzione, mi sono fatto circa 600km per Torino, tra andata e ritorno. Anche se ho ritardato di dieci minuti, il concerto parte con una mezz’oretta di ritardo, causa non si sa il perché. Il pubblico era presente, chi davanti al palco chi a guardare la mostra artistica, ed appena arrivato nel locale un po’ di atmosfera c’era già, e bisogna dire che col tempo è sempre aumentata, mantenendosi costante fino alla fine del live. Ecco come è andata:



I Closure propongono una miscuglio tra Alternative, Prog, Psychedelic/Space Rock e Doom Metal dai tratti fortemente sperimentali (come si poteva già intuire); un miscuglio di generi di certo non semplice da portare in live, visto la grossa quantità di effettistica e la complessità degli arrangiamenti. Ebbene, i Closure riescono nell’impresa, proponendo al pubblico un’ottima versione live dei propri brani, azzeccando ogni arrangiamento ed effettistica, creando atmosfere di forte impatto, raccontando perfettamente e in modo intrigante la storia di Mark Mullighan, la quale tuta da palombaro era presente nel locale. Nonostante questo gran fascino iniziale, dopo un po’ di brani si percepisce un leggero senso di pesantezza e noia, dovuti probabilmente al mancante groove che serve alla band per spiccare il volo. Da segnalare qualche leggero intoppo d’audio, ma nulla di rilevante.


Dopo qualche minuto per il cambio palco, i The Cyon Project riuniscono il pubblico ed iniziano a suonare. La loro musica non è ben classificabile, ma se proprio vogliamo darle un’identità, possiamo dire essere un miscuglio di Alternative e Groove Metal dai leggeri tratti Progressivi; un po’ come una totale rivisitazione dei Destrage, dato che con la band milanese han veramente poco a che fare. I nostri offrono un buon spettacolo, con qualche punta di ironia nei cambi song, trascinando col proprio tiro qualche spettatore a scapocciare a destra e sinistra. E qui purtroppo l’audio si fa ancora peggio di prima, confondendo spesso i suoni e squilibrandoli ripetutamente. Nonostante questo difetto sono riuscito ad apprezzare lo spettacolo, nonostante la band non abbia suonato i miei due brani preferiti.


Dopo più di un’ora di concerto è arrivato il mio grande momento, quello che aspettavo da più di un anno. La band torinese propone un Progressive Metal/Rock sinfonico d’alta qualità, mettendo alle fondamenta della propria musica una solida base emozionale e sentimentale (non a caso l’unico disco della band, “The Key”, è considerabile una parte esterna del mio cuore). I nostri eseguono tutto il disco in ordine, per un’oretta scarsa di emozioni e sentimenti. Ma purtroppo le cose non vanno come dovrebbero andare: l’audio risulta molto sballato e, parlando a fine concerto con la band, salta fuori che i musicisti dal palco non sentivano ciò che suonavano. A discapito di questo, gli Amaze Knight hanno comunque cercato di suonare con il massimo sentimento e la massima professionalità, conseguendo comunque un successo, tanto che il sottoscritto ad “Heartless” si è pure commosso, perdendo qualche lacrima durante tutto il pezzo (Da notare la prima presenza del nuovo bassista live Nicolò Vese).

Quindi complimenti alle band per l’operato, ma una grossa tirata d’orecchie al fonico: se l’audio fosse stato qualitativamente ottimale e non mediocremente scarso, ne sarebbe uscito un grandissimo concerto. Peccato. Mi sento comunque di promuovere la prima edizione del BOOM! 360° Art Fest e tutte le band partecipanti, sperando in una prossima edizione, ancor più bella di quella svoltasi pochi giorni fa. Attendo intrepido il DVD del concerto.


-SADIK-